Usury, secularization, and the monte de piedad of Malaga, XV-XVII cc., by Sama Mammadova
This article will discuss the gradual departure of monti di pietà, or charitable pawnshops, from the religious framework within which they were developed by the Franciscan Order in the 15th century. More specifically, it will evaluate the role of Leo X’s decree known as Inter Multiplices (1515), which cleared the interest that the monti charged on their loans from suspicions of usury, in the development of a more pragmatic, flexible approach to the monti di pietà. To do so, this paper will analyze the theological debates that influenced Inter Multiplices, its effects, and the rapid spread of the monti throughout Europe and the Mediterranean after the decree was issued. Most importantly, this contribution will use the case study of the monte de piedad of Malaga, which had not received prior scholarly attention, to illustrate the changes prompted by Inter Multiplices and to engage with the historiography on the secularization of financial institutions in the early modern era.
Keyowrds: Usury; Credit; Franciscans; Papacy; Monte di pietà;
Usura, secolarizzazione e il monte de piedad di Malaga, secoli XV–XVII, di Sama Mammadova
Il presente articolo analizza il progressivo allontanamento dei monti di pietà – istituti di credito su pegno a finalità caritativa – dal quadro religioso entro cui furono originariamente sviluppati dall’Ordine francescano nel XV secolo. In particolare, si prende in esame il ruolo svolto dal decreto di Leone X noto come Inter Multiplices (1515), che assolse dall’accusa di usura l’interesse applicato dai monti sui prestiti erogati, favorendo così l’affermazione di un approccio più pragmatico e flessibile alla gestione di tali istituzioni. A tal fine, il saggio analizza i dibattiti teologici che influenzarono la stesura del decreto, i suoi effetti e la rapida diffusione dei monti in Europa e nel Mediterraneo dopo la sua promulgazione. Il contributo si concentra in particolare sul caso del monte di pietà di Malaga – finora trascurato dalla storiografia – per mostrare le trasformazioni prodotte da Inter Multiplices e per confrontarsi con il dibattito storiografico sulla secolarizzazione delle istituzioni finanziarie in età moderna.
Parole chiave: Usura; Credito; Francescani; Papato; Monte di pietà;
Quis “solvet” ipsos custodes? Logiche retributive dell’Inquisizione romana tra compensi formali, privilegi e indulgenze, di Dennj Solera
Tra le molteplici istituzioni che perseguirono un saldo controllo nell’Italia moderna vi fu il Sant’Uffizio papale. L’azione inquisitoriale si rese possibile grazie al lavoro di una estesa societas Inquisitionis, composta da centinaia di uomini, i quali entrarono a far parte dell’entourage inquisitoriale nelle più svariate mansioni (notai, avvocati, consultori, soldati, mandatari; droghieri, macellai, contadini, ma anche doganieri, ufficiali di posta ecc.). Cosa tenne legati questi impiegati all’istituzione ecclesiastica? Il saggio analizza i meccanismi di retribuzione con cui furono assoldati tali servitori. La documentazione consultata dimostra come solo parte dei patentati fu ricompensata in denaro, mentre la maggioranza di loro non ricevette uno stipendio periodico, ma soltanto mance nelle festività solenni. Di altro tipo fu la ricompensa data ai servitori: il privilegio, ossia l’esenzione totale (o quasi) dalle tasse, il foro inquisitoriale, importanti favori sociali, nonché ricche indulgenze per sé e i propri accoliti. Fu proprio la condizione di immunità e superiorità rispetto alle autorità vigenti a essere offerta e recepita alla stregua di uno stipendio immateriale.
Parole chiave: Inquisizione romana; Italia moderna; logiche retributive; privilegi giuridici; controllo sociale;
Quis “solvet” ipsos custodes? The Remuneration Practices of the Roman Inquisition: Between Official Payments, Privileges, and Indulgences, by Denny Solera
Among the many institutions that sought to exercise tight control in early modern Italy was the papal Holy Office. The functioning of the Inquisition was made possible by the work of an extensive societas Inquisitionis, comprising hundreds of individuals engaged in a wide variety of roles within the inquisitorial apparatus (notaries, lawyers, consultants, soldiers, agents; as well as apothecaries, butchers, peasants, customs officers, postal officials, and others). What bound these men to the ecclesiastical institution? This essay examines the mechanisms of remuneration through which such servants were recruited. The documentation consulted reveals that only a portion of those officially appointed received monetary compensation; the majority were not paid a regular wage but were instead granted small gratuities during major religious festivals. Their true recompense lay elsewhere: in privileges such as full (or near-full) tax exemption, the right to be tried before the inquisitorial court, significant social favours, and generous indulgences extended to themselves and their associates. It was this condition of immunity and superiority in relation to the prevailing authorities that functioned as a form of intangible salary.
Keywords: Roman Inquisition; early modern Italy; remuneration practices; legal privileges; social control;
Donne e potere signorile: tre gentildonne veneziane e il castello di Sanvincenti in Istria (XVI-XVII secolo), di Maria S. Adank
Tra il XVI e l’inizio del XVII secolo, tre gentildonne veneziane – Caterina Frangipane, Chiara Priuli e Morosina Morosini – ottennero, per circostanze dinastiche, il titolo di “signora del castello di Sanvincenti,” un territorio nell’entroterra istriano. Benché studi recenti abbiano indagato il ruolo attivo delle donne nella gestione di signorie rurali in varie aree della penisola italiana, esempi analoghi nella Repubblica di Venezia restano in gran parte inesplorati. I documenti conservati nel fondo Grimani e Barbarigo presso l’Archivio di Stato di Venezia rivelano il forte legame di queste patrizie con il castello istriano, non solo come amministratrici, ma anche attraverso un profondo senso di appartenenza alla terra e alla comunità. Sono fonti che illuminano l’intreccio tra interessi familiari, affetti e ambizioni personali, e offrono una testimonianza importante delle competenze pratiche e amministrative con cui queste donne esercitavano il potere su una signoria rurale complessa.
Parole chiave: Agency femminile; Repubblica di Venezia; XVI-XVII sec.; Istria;
Women and Lordly Power: Three Venetian Gentlewomen and the Castle of Sanvincenti in Istria (16th-17th Century), by Maria S. Adank
Between the 16th and early 17th centuries, three Venetian noblewomen – Caterina Frangipane, Chiara Priuli, and Morosina Morosini – obtained the title of “signora del castello di Sanvincenti,” a territory in the Istrian hinterland, due to dynastic circumstances. Although recent studies have explored the active role of women in governing and managing feudal estates in various parts of the Italian peninsula, analogous examples within the territory of the Venetian Republic remain largely unexplored. The documents that have been preserved in the States Archive of Venice reveal a strong attachment these noblewomen had to the Istrian castle, not only as administrators but also through a strong emotional attachment to the land and its inhabitants. These sources illuminate the intricate relationships between familial interests, personal affections, and ambitions, as well as the practical and administrative skills these women exhibited in exercising power over complex landed estates, such as feudal holdings. Keywords: Women’s agency; Venetian Republic; 16th-17th Century; Istria;
Le ragioni per fondare un impero: Il Discourse of Western Planting di Richard Hakluyt (1584), di Fausto E. Carbone
Dopo la scoperta dell’America, l’Inghilterra cercò di entrare nella competizione coloniale dominata da Spagna e Portogallo. Il primo tentativo significativo compiuto in tal senso fu la spedizione di Giovanni Caboto nel 1497, che portò alla scoperta di Terranova. Tuttavia, le successive esplorazioni intraprese sotto Enrico VII ed Enrico VIII non portarono ai risultati sperati, causando un progressivo disinteresse della Corona per l’espansione oltreoceano. Solo durante il regno di Elisabetta I l’Inghilterra tornò a guardare con interesse al Nuovo Mondo, spinta dalla competizione con Spagna e Francia. Esploratori come Humphrey Gilbert e Martin Frobisher cercarono nuove rotte e risorse, ma le loro spedizioni si rivelarono infruttuose. Nonostante questi insuccessi, la volontà di affermare la presenza inglese nelle Americhe rimase forte. È in questo contesto che si inserisce il Discourse of Western Planting di Richard Hakluyt, una sorta di memorandum riservato, realizzato per tentare di illustrare alla regina tutti i benefici derivanti dalla colonizzazione del Nuovo Mondo.
Parole chiave: Inghilterra; Hakluyt; colonizzazione; America del Nord;
The reasons for founding an empire: Richard Hakluyt’s Discourse of western planting (1584), by Fausto E. Carbone
After the discovery of America, England sought to enter the colonial competition dominated by Spain and Portugal. The first significant attempt was Giovanni Caboto’s expedition in 1497, which led to the discovery of Newfoundland. However, subsequent explorations undertaken under Henry VII and Henry VIII did not bring the desired results, causing the Crown’s gradual disinterest in overseas expansion. It was only during the reign of Elizabeth I that England looked again with interest at the New World, driven by competition with Spain and France. Explorers such as Humphrey Gilbert and Martin Frobisher sought new routes and resources, but their expeditions proved unsuccessful. Despite these failures, the desire to establish an English presence in the Americas remained strong. It was in this context that Richard Hakluyt’s Discourse of Western Planting was created. This sort of confidential memorandum was made to illustrate to the queen all the benefits of colonizing the New World.
Keywords: England; Hakluyt; colonization; North America;
Osservazioni e suggerimenti dalle Missioni militari italiane in Russia e in Polonia allo Stato Maggiore dell’Esercito e al Governo italiano sulle ripercussioni economiche e politiche della “questione ucraina” per l’Italia e per l’Europa (1917-1922), di Manuela Pellegrino
All’indomani dello scoppio del conflitto russo-ucraino del 2022 e della “minaccia” russa per l’Occidente, questo contributo si propone di individuare una lettura mirata dei documenti presenti nell’Archivio dell’Ufficio storico dello Stato Maggiore dell’Esercito relativamente al periodo 1917-1922 e provenienti dalle Missioni militari italiane in Russia e Polonia. In quegli anni, i territori ucraini diventano oggetto di contesa tra le varie forze in campo (Intesa, Imperi centrali, Russia e Polonia), mentre, da parte ucraina, si cerca di creare uno Stato indipendente e autonomo che venga riconosciuto a livello internazionale. Utilizzando le note e le valutazioni dell’ufficiale a capo delle due Missioni, il generale Romei Longhena, sono state individuate due linee che si rivelano oggi particolarmente attuali: le ricadute che per l’Europa, e l’Italia in particolare, possono avere le vicende ucraine da un punto di vista strettamente economico e quelle che in ambito politico comporterebbe il temuto avanzamento del bolscevismo in Occidente. In questo senso diventa di massima importanza la “questione ucraina” nella particolare visione che giunge dalle Missioni militari italiane, con il riconoscimento, o meno, di una “nazionalità” ucraina indipendente da quella russa.
Parole chiave: Italia e questione ucraina 1917-1922; Ucraina 1917-1922; Generale Romei Longhena; Nazionalità ucraina; Separatismo ucraino;
Reports and Recommendations from the Italian Military Missions in Russia and Poland to the Army General Staff and the Italian Government on the Economic and Political Implications of the “Ukrainian Question” for Italy and Europe (1917–1922), by Manuela Pellegrini
In the wake of the outbreak of the Russian-Ukrainian conflict and the Russian “threat” to the West, this article aims to provide a focused reading of the documents in the archives of the Army General Staff Historical Office from the period 1917-1922, originating from the Italian military missions in Russia and Poland. In those years, the Ukrainian territories were contested by the various powers on the field (the Entente, the Central Empires, Russia and Poland), while on the Ukrainian side the attempt was made to create an independent and autonomous State that would be recognized internationally. On the basis of the notes and evaluations made by the officer in charge of the two missions, General Romei Longhena, two lines have been identified that are particularly relevant today: the repercussions that the events in Ukraine could have on Europe, and on Italy in particular, from a strictly economic point of view, and those that, in the political sphere, would bring about the feared advance of Bolshevism in the West. In this sense, the “Ukrainian question” takes on the utmost importance in the particular perspective of the Italian military missions, with the recognition, or not, of a Ukrainian “nationality” independent of the Russian one.
Keywords: Italy and the “Ukrainian question” 1917-1922; Ukraine 1917-1922; General Romei Longhena; Ukrainian nationality; Ukrainian separatism;
Essere partigiani. La condizione dei resistenti nella provincia di Livorno dal secondo dopoguerra agli anni Settanta, di Giovanni Brunetti
Il presente saggio si pone l’obbiettivo di approfondire le dinamiche di inclusione e esclusione di chi combatté nella Resistenza in provincia di Livorno nel primo trentennio di storia della Repubblica. La peculiarità del caso livornese risiede nell’orientamento politico in maggioranza antagonista a quello dei governi nazionale, fin dal 1947. Di conseguenza è importante capire gli effetti che tale caratteristica ebbe sull’elaborazione del fenomeno partigiano negli anni della ricostruzione e del miglioramento delle condizioni economiche dell’intero Paese.
Parole chiave: Partigiani; Memoria; Politica; Dopoguerra
Being Partisans: The Condition of Resistance Members in the Province of Livorno from the Postwar Period to the 1970s, by Giovanni Brunetti
This essay aims to deepen the dynamics of inclusion and exclusion of those who fought in the Resistance in the province of Livorno in the first thirty years of the history of the Republic. The peculiarity of the Livorno case lies in the political orientation that has been primarily antagonistic to that of the national governments since 1947. Consequently, it is essential to understand the effects of this characteristic on the elaboration of the partisan phenomenon in the years of reconstruction and the improvement of the economic conditions of the entire country.
Keywords: Partisans; Memory; Politics; Post-War
Ripensare gli spazi pubblici in un’ottica di genere. Riflessioni intorno al recente volume Altri sguardi, altri spazi. Percorsi di gender public history, di Camilla Zucchi
Il presente articolo esplora la questione della riprogettazione e della re-interpretazione degli spazi, sia fisici che digitali, con il genere quale elemento strutturante. Partendo dalla critica alle strutture patriarcali intrinseche nella concezione e nell’utilizzo degli ambienti, si propone un’analisi degli strumenti concettuali e pratici disponibili per rendere tali spazi modelli e promotori dell’uguaglianza di genere. Verranno esaminati approcci interdisciplinari che spaziano dall’urbanistica alla progettazione digitale, evidenziando come una nuova prospettiva possa guidare la creazione di ecosistemi che favoriscono nuove forme di interazione e di approccio alla lettura del reale.
Parole chiave: Storia di genere; Divario di genere; Gender public history; Spazi fisici e virtuali;
Rethinking Public Spaces from a Gender Perspective: Reflections on the Recent Volume Altri Sguardi, altri spazi. Percorsi di gender public history, by Camilla Zucchi
This article explores the issue of redesigning and reinterpreting spaces – both physical and digital – with gender as a structuring element. Starting from a critique of the patriarchal structures embedded in the conception and use of environments, it offers an analysis of the conceptual and practical tools available to make these spaces models and promoters of gender equality. Interdisciplinary approaches will be examined, ranging from urban planning to digital design, highlighting how a new perspective can guide the creation of ecosystems that foster new forms of interaction and ways of interpreting reality.
Keywords: Women’s history; Gender gap; Gender public history; Physical and virtual spaces;
