Riuso, riciclo e contraffazione nelle disposizioni normative della Toscana basso medievale (secc. XIII-XIV), di Alessia Meneghin
Il saggio indaga la relazione tra le pratiche di riuso, riciclo e recupero dei materiali nella Toscana basso-medievale (secc. XIII-XIV) e le disposizioni normative emanate dalle arti fiorentine. In un contesto produttivo e commerciale tra i più dinamici dell’epoca, le corporazioni si trovarono a disciplinare l’impiego di materiali difettosi, riciclati o di riuso, oscillando tra vincoli stringenti e forme di tolleranza condizionata. L’analisi delle rubriche statutarie mostra come la ratio principale fosse quella di preservare la qualità del manufatto e la reputazione dell’arte, attraverso controlli capillari e sanzioni, ma anche come tali provvedimenti collocassero gli operatori in una zona liminale tra ciò che era formalmente legittimo e ciò che risultava soltanto tollerato. L’obiettivo è tracciare un primo quadro delle intersezioni tra economia circolare, disciplina corporativa e pratiche commerciali, contribuendo a una linea di ricerca che coniuga storia economica, istituzionale e sociale del tardo Medioevo toscano.
Parole chiave: arti; statuti; riuso e riciclo; economia circolare; Toscana basso-medievale; regolamentazione commerciale
Reuse, Recycling, and Counterfeiting in the Guild Statutes of Late Medieval Tuscany (13th-14th Centuries),by Alessia Meneghin
This chapter examines between practices of reuse, recycling, and material recovery in late medieval Tuscany (13th-14th centuries), and the normative provisions issued by the Florentine guilds. Within one of the most dynamic productive and commercial contexts of the period, these corporate bodies sought to regulate the use of defective, recycled, or repurposed materials, navigating between stringent restrictions and conditional forms of tolerance. Analysis of statutory rubrics reveals that the primary rationale lay in safeguarding the quality of the manufactured product and the reputation of the guild, through close monitoring and sanctions, while at the same time situating producers and merchants within a liminal space between what was formally legitimate and what was merely permitted or tacitly tolerated. The aim is to offer an initial outline of the intersections between circular economy practices, guild regulation, and commercial activity, thereby contributing to a line of research that integrates economic, institutional, and social history of late medieval Tuscany.
Keywords: Guilds; Statutes; Reuse and Recycling; Circular Economy; Late Medieval Tuscany; Commercial Regulation
Riciclare il metallo nella bottega: la gestione delle risorse nei primi manuali sul lavoro artigianale (XII-XIV secolo), di Luca Ughetti
Il saggio analizza le pratiche di recupero dei materiali nelle botteghe artigiane tra XII e XIV secolo, mettendole in relazione con le teorie medievali sulla formazione dei metalli e con il contesto culturale dell’epoca. Una prima sezione, a carattere introduttivo, presenta le concezioni diffuse sulla generazione dei minerali con particolare riferimento al De mineralibus di Alberto Magno. La seconda sezione, che si concentra sul De diversis artibus di Teofilo, indaga le tecniche di riciclo dei metalli preziosi e le procedure di riparazione del vetro, entrambi soggetti a riuso sistematico per ragioni economiche e tecniche. La terza sezione, a partire dal De coloribus et artibus romanorum, considera la trasmissione delle ricette tecniche, spesso accompagnate da elementi narrativi e in dialogo con testi alchemici. Il confronto finale con la normativa corporativa italiana permette di delineare un quadro complessivo delle pratiche e delle percezioni legate al riciclo nell’artigianato medievale.
Parole chiave: Metallurgia; Ricette tecniche; Riciclo del metallo; Teofilo; Trattati artigianali
Recycling Metal in the Medieval Workshop: Resource Management in Early Craft Manuals (12th- 14th Century), di Luca Ughetti
This essay examines material recovery practices in artisanal workshops between the 12th and 14th centuries, situating them within the cultural context and contemporary theories on the origin of metals. The first section introduces medieval ideas on mineral generation, with reference to Albertus Magnus’ De mineralibus. The second focuses on Theophilus’ De diversis artibus, analyzing techniques for recycling precious metals and repairing glass, both materials subject to systematic reuse for economic and technical reasons. The third section, drawing on De coloribus et artibus romanorum, considers the transmission of technical recipes, often enriched with narrative elements and closely connected to alchemical texts. Finally, a comparison with Italian guild regulations offers a broader perspective on the perception and regulation of recycling in medieval craftsmanship.
Keywords: Craft Treatises; Metallurgy; Metal Recycling; Technical Recipes; Theophilus Presbyter
‘Una eredità inaspettata’. La ricchezza dei frammenti di riuso nell’archivio storico dell’Istituto degli Innocenti, di Silvia Floria e Lucia Ricciardi
Il contributo ripercorre in maniera diacronica i contesti e le relazioni che si sono generate tra nove frammenti della Commedia di Dante e cinque registri contabili nei quali gli stessi furono inseriti e poi distaccati in un periodo non ben definito. Sono stati affrontati molteplici aspetti: la pratica del riuso di materiale scrittorio da parte di cartolai e rilegatori all’interno del modello economico circolare che fu proprio del età antica; l’identità del fornitore che ha assemblato i registri con le pergamene, utilizzate come fogli di protezione; il nome dello scrivano, autore delle prove di penna lasciate su alcune di esse; infine, un approfondimento sulla famiglia Violi, lanaioli e tintori fiorentini che donarono la propria eredità all’antico Ospedale degli Innocenti di Firenze. L’articolo vuole inoltre sottolineare l’importanza degli archivi quali luoghi privilegiati dove trovare la più ampia casistica di frammenti di riuso scrittorio, che racchiudono in sé molteplici identità stratificate nel tempo.
Parole chiave: Archivi Storici; Cartolai e Rilegatori; Commedia di Dante; Frammenti di riuso; Violi mercanti
‘An unexpected legacy’. The wealth of reused fragments in the Historical Archive of the Istituto degli Innocenti of Florence, by Silvia Floria and Lucia Ricciardi
The article retraces in a diachronic way the contexts and relationships that have been generated between nine fragments of Dante’s Comedy and five accounting registers in which they were inserted and then detached in an undefined period. Several aspects were addressed: the practice of reusing writing material by stationers and bookbinders within the circular economic model that was typical of the ancient age; the identity of the supplier who assembled the registers with the scrolls, used as protection sheets; the name of the scribe, author of the pen evidence left on some of them; finally, an in-depth about the Violi family, woollens and dyers who donated their inheritance to the ancient Hospital degli Innocenti in Florence. The article also wants to highlight the importance of archives as privileged places where you can find the widest case of fragments of re-use writing, which contain multiple identities stratified over time.
Keywords: Historical Archives; Stationers and Bookbinders; Commedia by Dante; Fragments of reuse; Violi Entrepreneurs
Forme e funzioni del mercato dell’usato nelle città iberiche della corona d’Aragona (secoli XIV-XV), di Juan Vicente García Marsilla
In questo articolo, basato su alcuni casi di studio della parte iberica dell’antica Corona d’Aragona, saranno trattati i modi in cui in diverse citta si strutturo un complesso mercato dell’usato, che svolse un ruolo molto importante nell’economia degli ultimi secoli del Medioevo. Si analizzeranno i diversi mercati dell’usato che convergevano in quelle citta, le ordinanze create per il loro funzionamento, i beni coinvolti e i protagonisti di quel mercato, cercando di capire le funzioni che la rivendita e il riciclo svolgevano nella societa del tardo Medioevo.
Parole chiave: Seconda mano; Riciclo; Riutilizzo; Corona d’Aragona; Mercato; Intermediari; Moda
Forms and Functions of the Second-Hand Market in the Iberian Cities of the Crown of Aragon (14th–15th Centuries), by Juan Vicente García Marsilla
In this chapter, using examples from the Iberian part of the ancient Crown of Aragon, we look at the ways in which a complex second-hand market, which played a very important role in the economy of the last centuries of the Middle Ages, was structured in different cities. The essay analyses the different second-hand markets that converged in these cities, the regulations created for their operations, the goods involved and the protagonists of this market, trying to understand the functions that resale and recycling played in late medieval society.
Keywords: Second-hand; Recycling; Reuse; Crown of Aragon; Market; Intermediaries; Fashion
Il (ri)uso delle merci come moneta alternativa nel mercato del credito: il caso veneto nel primo Rinascimento, di Rachele Scuro
Nel periodo medievale e rinascimentale, le pratiche finanziarie non si limitavano alla moneta generalmente intesa. Si inserivano piuttosto in un mercato più vasto dove i beni venivano scambiati e valutati in base a “valori monetari”. Le fonti mostrano come le merci, specialmente quelle usate, fossero ampiamente impiegate come vere e proprie alternative alla moneta stessa (coniata o di conto), e non solo come semplici collaterali; cio avveniva grazie alla loro notevole e adattabile multifunzionalità. Questo articolo analizza tale fenomeno attraverso il caso di studio degli operatori specializzati della minoranza ebraica (banchieri e venditori di merci usate) nello Stato veneziano. La maggiore duttilità delle merci, unita alle restrizioni professionali imposte dalla Serenissima agli ebrei, favorì lo sviluppo di raffinate forme di prestito mascherato, fondate proprio sul (ri)uso degli oggetti a scopo creditizio.
Parole chiave: Beni denaro-equivalenti; Storia degli ebrei in Italia; Storia dello Stato Veneziano
The (Re)use of Goods as an Alternative Currency in the Credit Market: The Venetian Case in the Early Renaissance, by Rachele Scuro
In the medieval and Renaissance periods, financial practices were not limited to currency as generally understood. Instead, they were part of a broader market where goods were exchanged and valued based on “monetary values”. Notarial sources show that objects, particularly used items, were widely employed as an alternative to money (coined or of account), and not merely as collateral, thanks to their remarkable multi-functionality. This article examines this phenomenon through the case study of the specialised operators belonging to the Jewish minority (bankers and dealers of used goods) in the Venetian state. The inherent flexibility of these goods, combined with the professional restrictions imposed on Jews by the Serenissima, led to the development of sophisticated forms of hidden lending practices, founded on the (re) use of objects for credit purposes.
Keywords: Money-equivalent goods; Jewish history in Italy; History of the Venetian State
Nuove, preconfezionate, usate: circolarità economica e traffico delle vesti fra i secoli XIII-XIV, di Elisa Tosi Brandi
Questo contributo intende offrire qualche riflessione attorno al concetto di economia circolare riguardante i capi di abbigliamento nel basso Medioevo. A partire dall’analisi di alcune fonti bolognesi dei secoli XIII-XIV, come le denunce di furto delle vesti rubate tramandate dagli atti giudiziari, che mettono in evidenza l’elevato traffico di vesti di seconda mano, anche illegale, e le leggi delle corporazioni di mestiere che trattavano indumenti, quali sarti, drappieri, rigattieri e merciai, ci si propone di esaminare la circolazione delle vesti; il ciclo di vita degli abiti e il loro riuso; le figure professionali che si occupavano della produzione e del commercio dei capi di abbigliamento distinte fra chi trattava vesti nuove, usate e preconfezionate.
Parole chiave: Medioevo; secoli XIII-XIV; economia circolare; vesti; seconda mano.
New, Ready-Made, Used: Economic Circularity and the Clothing Trade in the 13th and 14th Centuries, by Elisa Tosi Brandi
This chapter offers some reflections on the concept of the circular economy in relation to clothing in the late Middle Ages. Starting from the analysis of some Bolognese sources from the 13th and 14th centuries, i.e. the reports of the stolen garments in the judicial acts, which highlight the high circulation of second-hand garments, even illegal ones, and the laws of the trade guilds that dealt with garments, such as tailors, drapers, second-hand dealers, and mercers, the aim is to examine the circulation of garments; the life cycle of garments and their re-use; the professionals involved in the production and trade of garments, distinguishing between those who dealt in new, second-hand and ready-made items.
Keywords: Middle Ages; 13th-14th centuries; Circular Economy; Clothing; Second hand.
La lunga vita e i molteplici significati delle vesti: diverse prospettive da differenti fonti, di Maria Giuseppina Muzzarelli
Il proposito è quello di mettere in luce diversi aspetti relativi all’uso e riuso delle vesti alla fine del Medioevo utilizzando differenti fonti, da un Memoriale nel quale un maestro dello Studium di Bologna annotava acquisti, prestiti ed altre operazioni ad elenchi di pegni consegnati dai clienti ai Monti di Pietà. Le annotazioni del Memoriale ci informano sul valore degli oggetti della moda (ma non solo) acquisiti per uso personale e spesso messi in circolazione: prestati o consegnati in pegno. Cappucci e berrette passavano dalla bottega alla casa dell’acquirente e circolavano di casa in casa fino ad essere destinati, talvolta, al banco di pegno o al Monte di Pietà. Spesso abiti ed accessori erano donati e non di rado consentivano, venduti o dati in pegno, di finanziare imprese. I molti percorsi degli oggetti della moda confermano la loro polifunzionalità e l’alto valore economico, sociale e simbolico ad essi attribuito.
Parole chiave: Oggetti prestati; oggetti impegnati; oggetti adattati; Monti di Pietà
The long life and multiple meanings of clothing: different perspectives from different sources The aim is to highlight various aspects relating to the use and reuse of clothing at the end of the Middle Ages, using different sources, from a Memoriale in which a master of the Studium of Bologna noted purchases, loans, and other transactions to lists of pledges delivered by customers to the Monti di Pietà. The notes in the Memoriale inform us about the value of fashion items (but not only) acquired for personal use and often put into circulation lent or pawned. Hoods and caps went from the shop to the buyer’s home and circulated from house to house until they were sometimes sent to the pawnshop or the Monte di Pietà. Clothes and accessories were often donated and, not infrequently, sold or pawned to finance businesses. The many paths taken by fashion items confirm their multifunctionality and the high economic, social, and symbolic value attributed to them.
Keywords: Loaned items; Pawned items; Repurposed items; Pawnshops and Monti di Pietà
Il regime signorile di Ottaviano Belforti a Volterra (1340-1348), di Alessandro Caprilli
Lo scopo dell’articolo è l’esame della signoria di Ottaviano Belforti, instaurata nella città di Volterra a partire dal settembre 1340, non solo in una prospettiva istituzionale, bensì inquadrandola nelle interazioni sociali e politiche alla base dello spazio politico locale. Il lavoro è suddiviso in quattro parti: la prima è una breve ricostruzione dell’affermazione signorile di Ottaviano; la seconda è dedicata ai legami fra gli attori interni ed esterni dello spazio politico volterrano; il focus della terza riguarda l’autorità, ovvero il soggetto che assume le decisioni politiche fondamentali. Infine la quarta concerne i rapporti fra il regime belfortesco e gli istituti locali.
Parole chiave: Spazio politico; Signoria; Volterra; Istituzioni;
The lordship of Ottaviano Belforti in Volterra (1340-1348), byi Alessandro Caprilli
The aim of the essay is to examine the lordship of Ottaviano Belforti, established in Volterra from September 1340, not only from an institutional perspective, but by framing it in the social and political interactions at the basis of the local political space. The essay is divided into four parts: the first is a summary of Ottaviano’s noble affirmation; the second concerns the links between the internal and external actors of the Volterra political space; the focus of the third concerns authority: the subject who takes fundamental political decisions. Finally, the fourth concerns the relationship between the Belforti regime and the local institutions.
Keywords: Lordship; Political Space; Institutions; Volterra;
Sorelle in affari. Sguardo economico-finanziario sui monasteri femminili milanesi del primo Settecento, di Massimo Di Stefano
Il saggio analizza la gestione economico-finanziaria di dieci monasteri femminili milanesi nella prima metà del Settecento, attraverso quindici rendiconti annuali conservati presso l’Archivio Diocesano e l’Archivio di Stato di Milano. L’indagine muove da una domanda precisa: le rendite erano sufficienti al mantenimento delle religiose, requisito che nell’età teresiana e giuseppina condizionò le soppressioni? I rendiconti del 1702 mostrano che la disponibilità pro capite dei cinque monasteri comparabili non superava le 184 lire, a fronte delle 240 lire fissate dalla Curia arcivescovile. Il principale pilastro delle entrate era il patrimonio fondiario e immobiliare; l’attività feneratizia – prestiti a privati e investimenti in titoli pubblici – rappresentava tra il 10% e il 29% delle entrate annue. Le monache gestivano internamente la contabilità, ricorrendo a tecniche semplificate, probabilmente di cassa, senza partita doppia, con crediti di difficile esigibilità non svalutati e accantonamenti assenti.
Parole chiave: Monasteri Femminili; Milano; Economia Monastica; Contabilità Conventuale;
Sisters in Business: A Financial and Economic Survey of Milanese Female Monasteries in the Early Eighteenth Century, by Massimo Di Stefano
This article examines the financial management of ten female monasteries in early eighteenth-century Milan, drawing on fifteen annual accounts held in the Archivio Diocesano and the Archivio di Stato. The central question is whether the revenues were sufficient to sustain the communities – a criterion that would prove decisive in the Theresian and Josephine suppressions. The 1702 accounts show that per capita resources in the five comparable monasteries did not exceed 184 lire, against the 240-lire threshold set by the archdiocesan curia. Income rested primarily on landed and real estate holdings; lending to private individuals and investment in public debt instruments accounted for between ten and twenty-nine per cent of annual revenues. Bookkeeping was conducted internally by the nuns themselves, using simplified methods, most likely cash-based rather than double-entry, with non-performing credits left unprovisioned.
Keywords: Female Monasteries; Milan; Monastic Economy; Convent Accounting;
